GC Magazine - Galleria Cavour

Fashion Story: la nascita del bikini

13 Luglio - 2022

Audace e sgargiante come quello di Versace, sofisticato per Louis Vuitton, bon ton da Miu Miu, il beachwear è un campo declinato in mille stili e sfaccettature, come dimostrano anche i negozi di Galleria Cavour, che in queste settimane accolgono i visitatori pronti ad acquistare capi e accessori mare da portare con sé in vacanza.

E’ indubbio, però, che il vero simbolo della stagione balneare sia indiscutibilmente il bikini. Come nasce il celebre costume, oggigiorno immancabile nel guardaroba di ogni donna? Sebbene si riscontrino tracce del costume a due pezzi già in alcuni mosaici di epoca romana, la storia della moda fa risalire la nascita di questo oggetto di culto molto più avanti, ovvero al 1932 quando il fashion designer Jacques Heim, presentò al mondo l’Atome, pubblicizzato come il costume più piccolo al mondo.

I tempi, però, erano ancora immaturi e il clamore e lo scandalo per questo capo, considerato oltraggioso, ne decretarono subito l’insuccesso sul mercato, almeno momentaneamente. Bisognerà attendere il 1946, quando, nell’omonima isola dell’arcipelago Marshall, all’epoca famoso per gli esperimenti nucleari, l’esplosiva idea del bikini prenderà nuovamente forma. L’intuizione si deve a un ex ingegnere automobilistico poi reinventatosi designer nel campo dell’abbigliamento: Louis Réard.

In effetti, quella del due pezzi fu una vera bomba sul mercato del fashion system. Ispirato dalle donne europee che, sulle spiagge glamour di Saint Tropez, già osavano scoprire l’ombelico arrotolando i propri costumi da bagno, Réard lanciò sul mercato la sua arma di seduzione di massa: il bikini. Per non farsi mancare nulla scelse come testimonial una spogliarellista, Michelle Bernardini, facendola sfilare con un due pezzi la cui fantasia ricordava le stampe dei quotidiani, prevedendo, a ragion veduta, il clamore che la notizia avrebbe occupato sulle prime pagine di ogni giornale.

Le polemiche non si fecero attendere: osteggiato dai veti conservatori e bandito nei paesi cattolici quali Italia, Spagna e Portogallo, il bikini fu considerato fuori legge anche in parecchi stati americani fino al 1959. Le cose cambiarono quando le dive di Hollywood cominciarono a sfoggiare con disinvoltura questo capo emulando l’attrice francese Brigitte Bardot che, sul set del film “E Dio creò la Donna”, consacrò la propria immagine, e quella della Costa Azzurra, come paradiso di libertà, glamour e sensualità grazie anche a un seducente bikini sfoggiato con malizia e audacia.

Era il 1956 e da lì a poco altre star del calibro di Rita Hayworth e Jayne Mansfield infransero definitivamente il tabù. Alcune di loro devono proprio al succinto costume la propria fama immortale come, ad esempio, Ursula Andress, che entrò nel mito proprio grazie a un bikini color carne, sfoggiato nella prima pellicola di 007. Nel nostro paese fu Lucia Bosè a turbare i sogni degli italiani aggiudicandosi la corona di Miss Italia proprio indossando un bikini che fece storia. Tra gli anni 80 e 90 le vendite del due pezzi surclassarono quelle del costume intero consacrando questo capo come oggetto simbolo di libertà e indipendenza sociale.

In Francia, intanto, iniziava a spopolare il topless… ma questa è tutta un’altra storia.