Il Compianto di Niccolò dell’Arca è uno dei tesori di Bologna
Ph: FrDr, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons
C’è un’opera del primo Rinascimento italiano che viene custodita nel cuore di Bologna all’interno della chiesa di Santa Maria della Vita, a pochi passi da Galleria Cavour, e che, nonostante il passare del tempo, continua a rappresentare uno dei capolavori più ammalianti, sconvolgenti e controversi della storia dell’arte: è il Compianto sul Cristo morto di Niccolò dell’Arca.
Si tratta di un gruppo scultoreo realizzato tra il 1463 e il 1490 composto da sette figure in terracotta policroma che rappresenta una delle scene più intense della Passione di Cristo: accanto al corpo esanime di Gesù si consuma lo strazio e il dramma della scoperta da parte delle Marie.
La rappresentazione è talmente intensa che anche lo spettatore resta travolto e coinvolto dall’episodio descritto. Tutt’oggi, infatti, il complesso attira numerosi visitatori affascinati dalla fama dell’opera che già al tempo della sua realizzazione fu in grado di introdurre un linguaggio artistico radicalmente nuovo per l’epoca. Se il volto di Cristo appare sereno, in evidente contrasto con il tumulto che lo circonda, sono le espressioni di dolore delle Marie a catturare la scena tra grida, bocche spalancate, occhi sbarrati e gesta contratte.
L’uso della terracotta, considerata un materiale semplice se non povero, aiuta invece dell’Arca a rendere le superfici vibranti e quindi ad aumentare il realismo della scena che poi è quello che ha donato all’intero complesso la fama che lo ha seguito nel corso dei secoli. Letta nel contesto dell’epoca, a cavallo tra la fine dell’oscurantismo medioevale e l’arrivo di nuove consapevolezze, l’opera spinge il fedele a una vera e propria partecipazione emotiva al sacrificio di Cristo e non semplicemente a un atto di passiva devozione.
È l’anticipazione di tutto ciò che il Rinascimento porterà con sé, compresa la centralità dell’uomo all’interno della cultura, in un ritorno alle radici classiche che i secoli medioevali avevano negato in favore di una totale onnipotenza della figura divina. La fama del Compianto è tale da riuscire ad anticipare di secoli anche la missione dell’arte contemporanea, ovvero quella di non dare risposte consolatorie ma scuotere. Proprio come le provocanti creazioni di Cattelan o Banksy, anche l’opera di dell’Arca pone lo spettatore nella condizione di vivere il tormento narrato quasi come se fosse un testimone diretto dell’evento e di sensibilizzarlo sull’ancestrale domanda del passaggio della vita tra dolore, speranza e senso dell’umanità. Si tratta di un tesoro bolognese imperdibile per qualsiasi turista visiti la città e di un’opera senza tempo profondamente legata all’identità artistica cittadina.
Ph: FrDr, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons