GC Magazine - Galleria Cavour

I debutti più attesi della Milano Fashion Week

8 Ottobre - 2025

La stagione primavera/estate 2026 sarà ricordata, nel mondo della moda, per i debutti dei direttori creativi alla guida di alcune delle maison più prestigiose del fashion system. Il primo a mostrare il nuovo corso del brand è stato Gucci, non attraverso una sfilata ma tramite uno show dove veniva mostrato il nuovo corso della casa di moda fiorentina. Dopo il massimalismo di Alessandro Michele e il minimalismo di Sabato De Sarno, il brand necessitava di nuova linfa e soprattutto di una direzione più chiara.

Al timone del marchio è stato chiamato Demna: una scelta audace, accompagnata da non poche polemiche e scetticismo. Nel presentare le proprie creazioni il nuovo direttore creativo si è affidato al concetto di “famiglia”, affidando a ogni look un archetipo capace di strizzare l’occhio a un pubblico alla ricerca di riferimenti e di senso di appartenenza. Ecco comparire nella famiglia creata da Demna numerosi personaggi in cerca d’autore: l’ereditiera, il narcisista, la sciura…

La collezione pare tornare alle origini con un’estetica che vuole unire i fasti di Tom Ford, la spregiudicatezza di Frida Giannini, l’opulenza di Michele e il glamour di De Sarno. Tornano loghi e immaginari sexy: basterà a rilanciare le vendite? Non era facile nemmeno il compito di Louise Trotter. Il suo predecessore, del resto, in questo momento siede su una delle poltrone più prestigiose del mondo: quella del nuovo direttore creativo di Chanel. La designer è quindi la prima donna alla guida di Bottega Veneta. Il suo è stato un debutto discreto, proprio come il brand che rappresenta, focalizzato sull’eredità creativa e sul motivo intrecciato ripetuto con ossessiva virtuosità su capi e accessori.

C’è equilibrio, c’è arte e c’è pragmatismo commerciale, che di questi tempi, nel precario valzer dei designer di moda, è un fattore non poco rilevante. Per la maison italiana il motto pare essere quasi di gattopardiana memoria: “se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”. Decisamente più controverso è stato, infine, il debutto di Dario Vitale per Versace, il suo show è stato il più discusso della fashion week creando un rumore sui social che non si vedeva da tempo. Vitale è riuscito a creare scompiglio e a dividere in maniera equa il grande numero di ammiratori e detrattori che ha accompagnato l’uscita della sua collezione.

Subentrare alla guida di un brand che, come nessun altro, è stato così allineato al cognome dei propri fondatori non era certo facile. L’identità Versace è entrata nell’immaginario collettivo di tutti non solo attraverso i red carpet più iconici di Hollywood ma anche attraverso le vicissitudini di una saga familiare, dove creatività, erotismo, mistero ed esagerazione sono stati interpretati dagli abiti tanto quanto dai protagonisti che quella storia l’hanno scritta.

Vitale ha voluto segnare un punto di svolta senza pagare pegni di gratitudine: via le stampe, i riferimenti alla Medusa ridotti all’osso, un ritorno alle origini delle prime collezioni ma con un occhio contemporaneo dove il sex appeal c’è ma non è sfacciato. Ha indubbiamente spiazzato e scompigliato le carte: se però la sua è stata una mano vincente lo scopriremo solo tra pochi mesi, quando le sue creazioni arriveranno in boutique e verrà il momento di capire se tra gli acquirenti vincerà la curiosità verso questo nuovo corso o l’effetto nostalgia nei confronti di Gianni e Donatella.